Il Tramonto della Repubblica

di Sabrina Provenzani

Sabato scorso a L’Aquila. Seguivo la fiaccolata del Presidio della Memoria, organizzato da Antonietta e Lilli Centofanti, la zia e la sorella di Davide, morto nel crollo della Casa dello Studente il 6 aprile del 2009. C’erano alcune migliaia di persone, venute da tutta Italia per ricordare non solo le vittime del terremoto, ma anche quelle di San Giuliano di Puglia, del rogo di Viareggio, di quello della Thyssen-Krupp a Torino. Nessuno, nessuno ucciso dal Fato. Le case, le scuole… crollano se sono costruite male. Gli estintori sono vuoti se nessuno li ha riempiti. I treni esplodono se non sono manutenuti. Quelle migliaia di persone accanto a me sfilavano in silenzio in quel che resta del centro de L’Aquila, in una città che, dopo il terremoto, è per me il simbolo dell’irresponsabilità, dell’incompetenza, dell’avidità pubblica e privata. Dietro le transenne, nella zona rossa, si intravedevano le macerie di una vita fa.
Poco dopo il tramonto ero alla svolta di San Bernardino. Alzo la testa e mi arresto: davanti a me, in discesa fino ai Quattro Canti, poi in salita lungo tutto il corso, una processione ininterrotta di piccoli fuochi. E si facevano sempre più vivi, sempre più caldi, nel buio e nel freddo, fino alla spianata di fronte alla Basilica di Collemaggio.
Lì, sul palco, Antonietta aveva pronunciato, fra le altre, queste parole: “L’Italia è un Paese che salva le grandi imprese, lascia morire gli operai e ipocritamente usa il termine ‘morti bianche’, mentre in realtà si tratta di omicidi sul lavoro. L’Italia è un Paese che lascia soli coloro che lottano contro la mafia: magistrati e cittadini. Stiamo assistendo in questi mesi a un nuovo assalto da parte del Governo ai principi di legalità e di giustizia. Ancora una volta il potere politico viene usato per tutelare posizioni processuali ad personam. Un esempio per tutti è il disegno di legge sul processo breve. Se venisse approvata questa norma molti processi verrebbero falcidiati, con il risultato che resterebbero impuniti i colpevoli, e coloro che sono stati colpiti da lutti strazianti e incalcolabili non avranno più giustizia”.
Più tardi, al telefono, mi aveva confidato: “Ho il terrore che dopo le elezioni approvino il processo breve. Bisogna mobilitare tutti, tutti, per impedirlo”.
Thyssen-Krupp, Casa dello Studente de L’Aquila, San Giuliano, Viareggio. Processi lunghi, con centinaia di testimoni e decine di perizie e controperizie. Un dolore infinito, incalcolabile, aggrappato alla speranza di giustizia.

Quando ho saputo che la legge sul legittimo impedimento era stata approvata mi sono diretta al Senato. Non so cosa cercassi. Forse una fiaccolata. Non c’era nessuno. Mentre tornavo verso casa ho pensato: forse non c’è più da aver paura. Forse lo spettacolo dei più alti rappresentanti del Paese pronti – per servilismo, calcolo politico, paura – a salvarlo dal giudizio dei magistrati appagherà il drago. Il disegno di legge sul processo breve verrà messo in un cassetto, perché il movente che l’aveva ispirato e reso improcrastinabile ha raggiunto il suo scopo.
Forse ora, con questo mezzo osceno, a una magistratura indebolita e delegittimata sarà concesso, se non i mezzi e la serenità, almeno il tempo per dare una risposta alla domanda di giustizia di quelle fiaccole. O forse finirà con la beffa della sentenza d’appello del G8 di Genova, il massacro autorizzato, tutti colpevoli e nessuno in carcere e, per chi ha tanto subito, un risarcimento che pagheremo noi tutti, in denaro, mortificazione e sfiducia nello Stato.
Lo Stato… Rosaria Schifani ai funerali delle vittime di Capaci: servitori dello Stato, come suo marito Vito. La voce di una vedova ventenne che si increspa, alla parola Stato, e passa dal pianto all’eco  di una beffarda, amarissima, spaventosa condanna.
Lo Stato che non ha mai volto, non ha mai responsabilità, non ha mai vergogna. Non chiede mai scusa.
Ma a chi importa? Forse solo a gliitaliani.
Gli altriitaliani minimizzano. Serenamente ignorano. Difendono. Non si preoccupano. Ridevano, quella notte. Una risata fragorosa, assordante, moltiplicata per milioni. La maggioranza. La maggioranza silenziosa che tutto digerisce, purché l’ammazzacaffè sia gratis.

Non è gratis, gentile cliente.

Eccolo, il conto: la magistratura assediata, l’informazione indipendente silenziata, le istituzioni delegittimate, la democrazia stuprata.

La legge non è più uguale per tutti.

È il Tramonto della Repubblica. Dopo il tramonto cala sempre una Notte.

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