“L’amore vince sempre sull’odio”. Magari fosse vero
di Pietro Orsatti
Cominciamo così, con le immagini della grande manifestazione (ma non “immensa” manifestazione) del Pdl a Roma. Questura: 150.000. Organizzatori: più di un milione. Dalle foto aeree si vede a Piazza San Giovanni molta meno gente del Primo Maggio, ipotizzabile quindi una cifra compresa fra i 200.000 massimo 500.000 partecipanti. Meno di quanto promesso, certo però tanti. Ma vediamo la ricostruzione.
“L’amore vince sempre sull’odio”, era lo slogan della manifestazione, ma oltre ai passaggi sui programmi per le Regioni e al giuramento recitato in coro dai candidati governatori, il comizio del premier Silvio Berlusconi verrà ricordato per le tante accuse agli avversari e alla magistratura: per il leader del Pdl infatti “la libertà è a rischio se vince la sinistra priva di senso dello Stato”, spalleggiata dai “giudici di sinistra che dettano i temi e i tempi della campagna elettorale”. Aprendo il comizio, Berlusconi elogia prima di tutto “la compostezza” della piazza, i militanti arrivati “con gioia” a San Giovanni, “non contro qualcuno” o “per accenderò falò di odio”. Ma la manifestazione era necessaria, spiega Berlusconi, “per reagire a due mesi di attacchi ingiusti e offensivi della sinistra e dei suoi giudici”, per “il diritto di votare per il Pdl anche qui a Roma e il diritto a non essere spiati”. Insomma, “come dicono a Roma, quando ce vo’ ce vo’”. Il premier descrive un’Italia in cui “è a rischio la libertà” come lo era nel ‘94, e dove serve “un’altra scelta di campo” contro “la sinistra incapace di governare, ma che cavalca le inchieste dei magistrati politicizzati che portano avanti una giustizia ad orologeria e intercettazioni a tappeto per fare una politica contro di noi”. Come l’inchiesta di Trani, “ultimo ridicolo atto” di una campagna partita con “il fango gettato addosso a Bertolaso”. Una sinistra che “non è cambiata affatto”, anzi “è ormai ammanettata a Di Pietro” e che se vincesse renderebbe l’Italia “meno libera”. Ecco perchè Berlusconi invoca un grande risultato elettorale per le Regionali, per dare al Goveno “un mandato pieno” a fare le riforme tra cui “l’elezione diretta del premier o del Capo dello Stato”, la riforma della giustizia e quella del sistema fiscale. Ma anche “per sconfiggere la mafia” e, in tre anni di legislatura, “anche il cancro”.
Promesse, sogni, insulti, delirio (la promessa sulla lotta al cancro è delirante soprattutto per un governo che ha cancellato la ricerca). Ma si sa, Silvio è un Re taumaturgo. Basta la sua presenza per cambiare le cose, fare miracoli, portare gioia, lenire sofferenze.
E poi c’è l’amore, quel tipo di amore che ci propone il sovrano. Un amore unidirezionale e imposto. Che il popolo deve subire gioioso. Un amore che non ammette repliche. Un amore totalitario. Un amore che si trasforma in ringhio al minimo impaccio, in insulto, odio.
Ci sono quegli striscioni dei “Tarocchi d’Italia” dove Emma Bonino viene chiamata “la morte” e accanto c’è la carta della “giustizia” rappresentata con il volto di Paolo Borsellino. Certo che per un partito dell’amore che dice di voler sconfingere la mafia insultare e denigrare la figura di una vittima di mafia (mentre a Milano si stanno leggendo in piazza proprio i nomi delle vittime di mafia nel giorno della memoria) non è granché. Anzi.


Berlusconi è in difficoltà. E’ evidente. C’è quella lettera di Denis Verdini agli eletti e dirigenti del Pdl abruzzesi che spiega, più di ogni analisi e sondaggio, quanto il non-partito inventato dall’uomo dei miracoli non navighi più sicuro verso la vittoria assoluta. Una lettera in cui si invita i dirigenti di partito a andare nei quartieri di casette de L’Aquila a raccogliere gente “perché vengano a ringraziare il premier” per aver avuto un tetto sulla testa. Come se non fosse un loro diritto essere aiutati, sostenuti, dopo una catastrofe naturale. “Non state rispettando l’obiettivo dei 40 pullman dall’Abruzzo”, spiega Verdini. E sottointentende che i terremotati siano degli ingrati.
Il partito dell’amore, che vede il consenso come uno scambio di favori o peggio come un ricatto. Qualcosa di più e di peggio del clientelismo sfrenato, del voto di scambio della Prima Repubblica.
E allora vediamo cos’è davvero l’amore nell’ideologia del berlusconismo. L’amore non è un atto spontaneo e deve essere sempre e solo ricambiato. L’amore è uno scambio: “io ti amo tu stai zitto e mi voti”.
Speriamo che l’amore vero, quello per la propria terra, per la propria società, per il proprio vicino, l’amore per i diritti, per la politica,per la democrazia, per l’equità, per la natura e la giustizia e la verità, vinca davvero sull’odio.






