Organi di garanzia… del regime
di Luigi De Magistris
Con un’interrogazione parlamentare urgente presentata alla Commissione Europea ho deciso di portare all’attenzione dell’Unione l’ennesimo delitto della democrazia compiuto nel nostro Paese. Un attentato alla libertà di stampa consegnatoci, in tutta la sua nitidezza, dal contenuto di intercettazioni telefoniche espletate dalla Procura della Repubblica di Trani. Il Presidente del Consiglio per fermare, ad ogni costo, una trasmissione televisiva sgradita al regime berlusconiano mette in atto condotte tipiche di un regime dittatoriale (che hanno prodotto il loro effetto, in questo periodo elettorale, realizzandosi la censura di Stato). Il Premier ha un rapporto di tipo padronale nei confronti del direttore del TG1 – si pensi che a Bruxelles e Strasburgo, sedi del Parlamento Europeo, si vede solo Rai Uno e, quindi, l’obbediente Minzolini è la voce unica del pensiero unico dominante – il quale utilizza indebitamente il servizio pubblico per fungere da cassa di risonanza del regime berlusconiano. Interferisce sul direttore generale della Rai Masi per evitare che Annozero, trasmissione non asservita al potere dominante, possa andare in onda. Condiziona, attraverso la lottizzazione partitocratica, il Consiglio di amministrazione della Rai e la Commissione parlamentare di vigilanza. Mortifica il ruolo dell’AGCOM – quel simulacro di organo di garanzia che dovrebbe essere al servizio della libertà e del pluralismo dell’informazione – minacciando addirittura suoi componenti considerati dal Premier, evidentemente, servi al soldo del padrone. Cortigiani delle istituzioni, tra l’altro, lautamente ed indegnamente retribuiti mentre migliaia di lavoratori, nel nostro Paese, sono alla fame e lottano per il diritto al lavoro. Il Premier, con condotta tipica di un regime militare di tipo golpista, telefona al Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri esortandolo ad intervenire per impedire la messa in onda di una trasmissione televisiva. Manda, attraverso il suo fido Ministro dell’(in)giustizia, gli ispettori del Governo per fermare l’inchiesta di Trani. Ci troviamo di fronte ad una sequela tipica di un vero e proprio attentato alla democrazia. Un golpe istituzionale attraverso l’utilizzo di strumenti apparentemente legali. Il CDA della Rai, la vigilanza, il direttore generale del servizio pubblico radiotelevisivo, gli organi di garanzia. Questi ultimi non hanno senso di esistere se debbono servire da copertura giuridica per la realizzazione di nefandezze ed illegalità . Di fronte a questo ennesimo attentato alla libertà d’informazione bisogna alzare i toni della lotta politica, altro che abbassarli. Chi ricopre ruoli di garanzia istituzionale e di custode delle leggi e della democrazia deve intervenire immediatamente per ripristinare diritti e giustizia, visto che la legalità è stata già violentata. L’Europa può aiutarci nella difesa della democrazia e dello Stato di diritto ed intervenire anche a tutela dell’indipendenza degli organi di garanzia.






