Quasi quasi mi compro una gru

di Marco Stefano Vitiello

Il Consiglio dei ministri ha varato il decreto legge sugli incentivi che riguarderanno, tra l’altro, motocicli elettrici, elettrodomestici, cucine, macchine agricole, gru, motori per la nautica e saranno operativi dal prossimo 6 aprile.

Ho pensato alla possibile reazione dei lavoratori dell’Eutelia, della Fiat e di tutte le altre aziende in crisi di fronte a una simile notizia.

Escludendo che vogliano comprare nuovi motori nautici per i loro yachts,  o frigoriferi a doppia porta con dispenser di acqua fresca e ghiaccio per cocktails, tenderei anche a eliminare l’acquisto di motocicli elettrici, visto il costo dell’energia necessaria, e anche quello di cucine con piastre a induzione (cosa ci dovrebbero cuocere, le lettere di licenziamento?).

Non restano che le macchine agricole e le gru.

Se i terreni agricoli non fossero già occupati da altri lavoratori, si potrebbe fare un pensierino su un trattore o un aratro, ma anche dall’agricoltura arrivano segnali inquietanti: la coltura delle meravigliose clementine di Palagiano,ad esempio, che nel periodo appena trascorso hanno deliziato il palato di appassionati e gourmet, sono a reddito tendente a zero per i produttori ma ad altissimo costo per i consumatori, a esclusivo beneficio di una filiera di distribuzione che più lunga, complicata (e sovente inquinata dalla delinquenza organizzata) non si potrebbe.

Non restano che le gru; di cantieri aperti, per lo più abusivi, ce ne sono a migliaia e, mal che vada possono sempre tornare utili per issare i lavoratori sul tetto di Palazzo Chigi o del Ministero dell’Economia.

Amaro sarcasmo a parte, questo ennesimo provvedimento appare di una indefinibile insipienza; «non crea deficit perché sono tutte entrate da lotta all’evasione, importi realistici: per essere chiari li abbiamo già in tasca» ha specificato il ministro dell’Economia Giulio Tremonti e Confindustria, seppur soddisfatta,  aggiunge che «Le misure adottate sono finanziariamente limitate e molti settori in difficoltà non possono beneficiare dei vantaggi previsti dagli interventi», mentre Bersani reagisce lapallisianamente: «Non credo che siano queste le cose che servono».

La ciliegina su questa torta immangiabile la mette il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli che si gloria di un fondo (con una dotazione iniziale di 80 milioni di euro) destinato a finanziare, da subito, le opere infrastrutturali nei porti di rilevanza nazionale.

Non c’è che dire, dai fondi ricavati con la lotta all’evasione si fornisce ancora una volta un bel sostegno pubblico alle imprese private (anche quelle che evadono) e nulla alle migliaia di lavoratori in piena crisi occupazionale.

«Va be’ continuiamo così, facciamoci del male!!! » direbbe Nanni Moretti.

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