L’uomo del monte ha detto no
<< Fabbrica Italia non è un accordo ma una proposta. O si accettano le nostre condizioni o gli investimenti in Italia saranno ridimensionati>>. In sostanza: o mangi sta minestra o ti butti dalla finestra. L’esordio dell’ad di Fiat Marchionne all’atteso faccia a faccia con governo e parti sociali sul futuro dell’azienda non poteva che essere più chiaro.
Un incontro quello di oggi che poteva anche essere evitato. Molte le questioni nel piatto ma nessuna vera novità: Fiat ha confermato (almeno a parole) la produzione a Mirafiori nonostante la fuga in Serbia, confermata anche la possibilità di costituire una newco per Pomigliano per la quale Fiat è disposta ad uscire da Confindustria e quindi dal contratto nazionale di categoria. “Se necessario, siamo disposti anche seguire questa strada – ha detto Marchionne – non abbiamo nessun preconcetto” e poi ha aggiunto: “Ci sono solo due parole che al punto in cui siamo richiedono di essere pronunciate una è sì, l’altra è no. ‘Sì’ vuol dire modernizzare la rete produttiva italiana, ‘no’ vuol dire lasciare le cose come stanno, accettando che il sistema industriale continui ad essere inefficiente e inadeguato a produrre utile e quindi a conservare o aumentare i posti di lavoro”. E ancora: “È bene che ognuno si assuma la propria responsabilità sapendo che altrimenti il progetto Fabbrica Italia non può andare avanti e che tutti i piani e gli investimenti per l’Italia verranno ridimensionati.
Parole giunte come macigni hai sindacati ancora una volta divisi: Cisl e Uil che confermano il sostegno al “progetto Fiat” e la Cgil contraria che chiede con il segretario Guglielmo Epifani di riaprire la trattativa su Pomigliano.
Nel corso dell’incontro, che si e’ svolto a porte chiuse, non sono mancate indiscrezioni che hanno confermato come si sia trattato di un incontro teso. Si sarebbe addirittura sfiorata la rottura per l’assenza di un accordo su Fabbrica Italia, il progetto che prevede un investimento da parte della Fiat di 20 miliardi in Italia.
In tutto ciò, la vera grande assente è stata la politica. Nulla di nuovo è infatti giunto dal governo tranne le rassicurazioni del ministro del Lavoro Sacconi che si è limitato a prendere atto di quanto detto dai vertici dell’azienda torinese. Un atteggiamento di totale apatia già sperimentato per il caso Omsa.
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