P3, IN SALSA CAMPANA
di Luigi De Magistris
La Regione Campania, politicamente parlando, è fortemente intrisa di mafiosità e piduismo, di vecchio e nuovo conio. Nicola Cosentino, alias Nick O’ Mericano, racchiude in sé (stando alle indagini della magistratura napoletana e romana) camorra e P3. Eppure è ancora coordinatore regionale del PDL, il tutore politico di Caldoro e Cesaro. Oltre che degli stessi finiani, guidati da Bocchino. La magistratura inquirente napoletana lo considera – sul punto vi è un’ordinanza di custodia cautelare per concorso in associazione camorristica confermata in Cassazione – referente politico del clan dei casalesi (la più potente organizzazione mafiosa campana). O’ Mericano non è in galera – come accade ai comuni cittadini accusati di un così grave reato – sol perché graziato dalla casta dei deputati che gli hanno elargito l’immunità. E’ rimasto incollato alla poltrona di sottosegretario allo sviluppo economico – con delega al CIPE, quindi all’erogazione dei finanziamenti pubblici – nonostante la gravissima accusa. Successivamente è stato coinvolto nello scandalo P3 e si è dovuto dimettere (per evitare che cadesse lo stesso Governo). Frequentatore di ambienti piduisti eversivi, utilizzava i poteri occulti per tentare di aggiustare il suo procedimento in Cassazione e per cercare di colpire – a colpi di falsi dossier – il suo sodale di partito, Stefano Caldoro, candidato a governatore della Campania. Il metodo criminale della costruzione di dossier per colpire avversari politici e soggetti istituzionali scomodi è un vizio consolidato nel PDL. Lo stesso Berlusconi non disdegna metodi di questo tipo. Notizie riservate utilizzate a fini ricattatori, veline ottenute da pezzi deviati delle istituzioni, dossier falsi e diffamatori: strategie eversive per inquinare la vita democratica. Il golpismo istituzionale, l’utilizzo delle istituzioni per perseguire interessi privati. Nonostante questo Cosentino è il capo politico dell’intero PDL in Campania, coordinatore politico di tutto il partito, finiani compresi, con un rapporto privilegiato, quanto ad illegalità, con il Presidente della Provincia Cesaro. Interessante in questo contesto – con riferimento anche al piduismo istituzionale – è il rapporto organico tra settori apicali del PDL (in primis il coordinatore nazionale Denis Verdini e il fondatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri) e il capo dell’ispettorato del Ministero della Giustizia, il magistrato Arcibaldo Miller, detto Arci. Candidato anche lui in pectore – per conto della P3 – per la Presidenza della Regione Campania, poi mantenuto al Ministero per realizzare gli interessi della cricca. Miller è molto solerte ad inseguire magistrati scomodi e a tutelare magistrati collusi. Del resto, il suo curriculum è un programma politico-istituzionale. Utilizzatore finale, come il premier: quando era magistrato di punta a Napoli frequentava una “casa chiusa” in via Palizzi, poi fu indagato per concorso in associazione camorristica e corruzione in atti giudiziari, archiviato, ma con accertamento di fatti che in un Paese con un Consiglio Superiore della Magistratura degno di questo nome sarebbe stato tenuto in posti in cui non potesse creare disagio al prestigio della magistratura. Invece dove ha lavorato Arci? Prima in ruoli di primo piano in uffici inquirenti campani, poi a capo dell’ispettorato per valutare la deontologia professionale dei magistrati. Una barzelletta se non fosse tristemente serio. Ecco uno degli esempi dell’articolazione giudiziaria del piduismo di Stato. La Campania non merita questa melma istituzionale, di essere governata in modo palese e/o occulto da referenti delle organizzazioni criminali. E’ venuto il momento di costruire una valida e forte alternativa politica che abbia nella lotta alle illegalità ed alle ingiustizie il baluardo della sua azione per essere punto di riferimento di tutti i cittadini onesti desiderosi di un grande riscatto sociale.
da Informare _ Officina Volturno






