Il giornale

del gruppo di lavoro

“Gli Italiani”, appunti di un progetto politico-editoriale

Da molte settimane è ormai operativo – e con successo di connessioni quotidiane – il sito www.gliitaliani.it che ha sotto la testata una specie di sottotitolo: “L’inizio di un percorso, l’abbozzo di un progetto”.

L’inizio di un percorso riguarda la possibilità di avviare una nuova iniziativa editoriale. Risorsa fondamentale di questa iniziativa è il “giornalismo partecipativo”: la rete di realtà che già fanno informazione alternativa e costituiscono tanti radar in grado di captare i mutamenti e le domande della società italiana.

La scelta della testata Gli Italiani non è affatto casuale ma non è certo un richiamo dal sapore patriottico. È piuttosto il rimando a una delle cause delle numerose sconfitte accumulate dal centrosinistra negli ultimi anni. È nostra convinzione infatti che non sappiamo più cos’è diventata socialmente, economicamente e culturalmente l’Italia. E, di conseguenza, che cosa siano diventati gli italiani e quali siano le loro aspirazioni (ci sono inoltre quasi 5 milioni di cittadini extracomunitari che vivono nel nostro Paese). Uno dei temi cardine della nostra impresa editoriale è la verifica della coesione nazionale che deve procedere di pari passo con questa ricorrenza. Senza radici nella materialità di un contesto e senza conoscere la realtà sociale, economica e culturale del Paese ogni ipotesi politica va allo sbando. Per questo, vorremmo che racconti e inchieste sull’Italia e gli italiani fossero il polmone che ossigena l’intero giornale.

L’Italia e gli italiani. Fino alla fine degli anni Settanta c’era un positivo “caso italiano” da guardare con ammirazione: il Paese più politicizzato e sindacalizzato di Europa, che si concedeva il lusso del più forte e radicato partito comunista di Occidente, dove anche il ‘68 aveva avuto una durata e una qualità senza riscontri neanche nella Francia del “maggio”, tradizioni culturali plurali – fin dai tempi di Gramsci e Gobetti – a cui guardava il resto della sinistra europea.

L’intuizione politica di Bettino Craxi – su cui ha costruito le sue effimere fortune – è stata quella di scoprire negli anni Ottanta che quel “caso” finiva per essere al tempo stesso un valore e un limite della situazione italiana: il Pci non poteva governare al centro del sistema politico, pur facendolo in periferia (Comuni e Regioni). Ecco spiegata la “centralità” socialista come rendita di posizione in un sistema istituzionale bloccato che non sapeva rispondere alle nuove richieste di modernizzazione e innovazione che venivano dalla realtà sociale del Paese.

Nel 1992 – sotto i colpi di Tangentopoli – cadeva la rendita di posizione politica che aveva la specifica forma di governo e di potere nel craxismo (quel Caf che teneva uniti Craxi-Andreotti-Forlani). L’Italia veniva inoltre colpita – proprio nel corso di Tangentopoli – nelle sue debolezze strutturali dai processi di violenta globalizzazione, fino al punto che oggi tutta la nostra industria pubblica è in ginocchio insieme al settore dei servizi (Alitalia, ferrovie, trasporti, scuola, università, sanità, settore agroalimentare, eccetera). Alla “balena bianca” democristiana si è sostituito un populismo che ha di colpo cancellato la storia e il radicamento dei partiti di massa.

Ancora una volta l’Italia ha sprecato la sua occasione rivoluzionaria per diventare finalmente Stato unitario, democratico e laico. Abbiamo perso negli ultimi due decenni tutti gli appuntamenti con le riforme morali e della politica. Il populismo berlusconiano contemporaneo, con tutte le sue diversità storiche rispetto al passato, è in nuce un “regime reazionario di massa” che potrebbe durare anche questa volta almeno un ventennio. Tutto ciò avviene mentre la sinistra non sa più cosa sono diventati l’Italia e gli italiani. Ed è da questo ultimo punto che vorremmo che la nostra iniziativa partisse.

Un giornale. Per ripartire, bisogna avere almeno il senso tragico di cosa è accaduto e accade sotto i nostri occhi. Lo sforzo lessicale di raccontare in modo comprensibile questo nostro Paese sulle pagine di un giornale è già un obiettivo politico. O forse “civile”, come avrebbe potuto scrivere Pier Paolo Pasolini. Un punto va subito chiarito. Noi vogliamo dare sale e pepe a questo ampio spettro d’indagine. Con il linguaggio specifico di un giornale aperto e non fazioso, cercheremo di proporre allo stesso tempo una tendenziosità di ricerca e di giudizio. Uno spazio editoriale, come uno spazio politico, si conquista infatti per le cose che si dicono e per l’ottica con cui si dicono. Un giornale non è un luogo neutro.

L’equilibrio tra sguardo lungo e sguardo corto è d’obbligo. Meno certezze sull’attualità politica, più capacità d’analisi di medio periodo sono la condizione per rispettare gli approcci plurali che potrebbero convergere nella nostra ipotesi di lavoro comune. Un giornale fa presto a morire o a inaridirsi, se gli impulsi burocratici e settari prevalgono sulla capacità di ascolto. Non vogliamo, in sintesi, sottrarci alle responsabilità dell’immediatezza politica e culturale. Vorremmo però che anche quanto accade nell’attualità fosse collocato in una dimensione più ampia: quella della prospettiva e della riformulazione delle nuove identità della sinistra: dal movimento sulla legalità, i diritti, i beni comuni a quello ecologista.

Il tentativo cui tende il mensile che mettiamo in cantiere è pure quello del rinnovamento e della promozione di nuove generazioni di quadri e dirigenti della sinistra, oltre che di giovani giornalisti. Ci sono ventenni, trentenni e quarantenni che finora non sono stati messi nella condizione di “crescere” nei tanti luoghi di aggregazione della sinistra diffusa. Il nostro giornale potrebbe diventare territorio di rinnovamento della politica e delle idee della sinistra, dei suoi dirigenti e intellettuali.

C’è un’area di sinistra che chiede di essere rappresentata – pur mantenendo le sue specificità – e che non si riconosce nelle attuali forme organizzate della politica. La sfida consiste nel riannodare i fili della vasta sinistra “senza appartenenza” o con “appartenenza debole”, che è uno dei risvolti delle crisi della forma-partito e della politica.

la redazione e il comitato editoriale

3 Comments

  1. VORREMMO, CERTO….., MA POTREMMO ?

    Il sistema Italia spera (o sperava) nel progresso, nello sviluppo, nella creazione di ricchezza. Sperava cioé che le promesse fatte dai governi negli ultimi 40 anni si realizzassero. Ma i governi ne erano capaci ? (secondo me non esistono ancora in Italia le capacità necessarie a gestire un Paese ingestibile). Oggi, con il disastro incipiente, il sistema potrà basare la sua speranza unicamente su questo approccio :

    FORMULA REALISTA

    a) analisi delle cause del mancato sviluppo italiano e delle lunga crisi socio-economica italiana (queste cause sono le stesse che hanno generato l’elevato debito pubblico), fatta a confronto con l’Europa. b) discussione neutrale (senza politici, che sono stati i becchini di tutte le speranze di progresso) sulle cause, per individuare la strategia per la loro eliminazione. c) preparazione di un programma per la rifondazione di una società la quale voglia smettere di portare i pantaloni corti, e percio’ diventi seria, realista, efficace (con i pantaloni lunghi). Esso dovrà essere disegnato e proposto ai politici (che non saprebbero prepararlo nell’interesse del Paese ; loro pensano ai tornaconti privati) da quelle categorie che chiedono competitività (imprenditori, associaz. di cittadini onesti), con l’aiuto di testimonianze di espatriati qualificati (conoscitori delle condizioni di sviluppo e realisti).

    Al di fuori di tale formula non c’è speranza per un Paese sprovvisto di struttura sociale efficiente, ma provvisto del Doppio Scenario (vedi di seguito), il quale vede da almeno 15 anni la degradazione sociale correre, correre ……, e non reagisce ! Da notare che i politici non hanno interesse ad occuparsi del futuro del Paese, concentrati come sono sugli interessi di clan.. !

    Da Italiani responsabili, stufi dell’andazzo “ Immobilità + incapacità di progresso”, vorremmo capire : “ In quali condizioni progredire ? Cosa va buttato, o cosa va copiato ?”.

    La risposta che darebbero tanti espatriati in Paesi avanzati, dopo paragoni con l’Europa :

    a) Abbiamo fatto finta di essere una nazione, avente strutture sociali funzionanti, obiettivi, strategie, chiari. Ci siamo sbagliati ! (Vedi lettera a Prodi allegata).
    b) abbiamo creduto che una società in cui si accetta la complicità, la corruzione, l’assenza di Valori positivi (seppelliti da almeno un decennio), possa ancora generare progresso, nell’era della globalizzazione. Ci siamo sbagliati ! (Vedi testo “Lapide” allegato).
    c) abbiamo creduto che si possano raggiungere gli obiettivi nazionali sbandierati, la buona gestione di un Paese, basando le attività istituzionali sull’intuizione, sulla decisione rapida, sulla scelta “con tornaconto”. Trascurando cioé analisi riflettute, paragoni seri, riflessioni lucide. Ci siamo sbagliati ! (V. Il testo “Chiudono” allegato).
    d) abbiamo accettato (o ignorato) da decenni il padre di tutti gli inghippi e bloccaggi nelle istituzioni, il Doppio Scenario (“fingo di lavorare per il Paese; ma faccio i fatti mei”), il quale è il maggiore contributo italico alla Fiera delle Illusioni. Quel rovinoso marchingegno che fu creato dopo l’unificazione, quando si scelse di non dare corso alla famosa proposta : “Fatta l’Italia, ora bisogna fare gli Italiani”. Determinando cosi tutta una vita sociale doppia, “sceneggiata pubblica per il Paese/inghippo nascosto per il clan”, che è il più forte contributo alla maggiore produzione nazionale, gli SPRECHI (fra cui sprechi di opportunità, per manco di valutazione lucida).

    Il Doppio Scenario, molto ben installato oggi, che va probabilmente avanti dal 1861, ha determinato dei comportamenti finti degli uomini pubblici, i quali negli anni hanno facilitato la corruzione, il lavoro di seconda qualità nelle istituzioni, gli SPRECHI DIFFUSI…. !

    Tutte brutte cose, che gli Italiani hanno ACCETTATO, da tempo… ! Perché né i politici né i cittadini sanno bene quali siano gli interessi e le strategie del Paese Confuso. Si preferisce quindi ricorrere alla complicità dell’ “una mano lava l’altra”. Si lavora, si promuove all’interno del clan……., si fa una sceneggiata per il Paese ! Fallita la finta nazione (nessuno ci crede più), ora i clans lavorano con più impunità, quasi allo scoperto per via della comunicazione assistita dalle nuove tecniche. Ecco cosa è stata la crisi sociale di almeno un 15ennio… !

    Any Way Out ? Una sola : una catarsi che faccia emergere la realtà, prima di decidere cosa fare……. Perché la catarsi sia veritiera, un’esigenza : ascoltare testimonianze di espatriati qualificati ! Anche perché, in Italia, in ogni situazione sociale, ci possono essere due verità ….., talora ambedue non realiste…… !

    Antonio Greco
    (disponibile a testimoniare le cause ab ovo della crisi sociale italiana ; la crisi politica né é solo la conseguenza)

  2. LO STIVALE INGESSATO
    UN’ ECONOMIA CHE TIRA O CHE RISCHIA IL COLLASSO ?

    I contatti che un emigrato mantiene in Italia, le notizie dei media, danno la netta impressione che sono recentemente molto aumentati nella società italiana: confusione, rassegnazione, incertezza e scetticismo.

    Avendo fatto negli ultimi anni un’ inchiesta, su quelli che apparivano anni fa i rischi per l’ economia italiana (poi divenuti le cause del degrado), riesco ad osservare meglio le evoluzioni recenti. Che mi appaiono cosi:

    - la confusione é aumentata nel Paese (e aumenterà) soprattutto per la tradizionale insufficiente organizzazione e per le evoluzioni politiche e sociali negative e accelerate della società;
    - la rassegnazione e lo scetticismo diffusi in larga misura, sorprendenti per un emigrato in visita, sono aumentati a causa dei tanti goffi tentativi, promesse, discorsi politici, finiti in insuccessi o nel dimenticatoio. Insuccessi di cui non é difficile identificare le CAUSE;
    - i tanti tentativi, promesse, finiti in una bolla d’ acqua, non sono una sorpresa per un emigrato, il quale puo’ facilente notare che non solo stanno sparendo in Italia le regole (qualcuno potrebbe dire “ormai restano sulla carta”), ma sembrano spariti anche i VALORI. Tra i quali emergono, per l’ assenza o la rarità: la responsabilità, la precisione, la chiarezza, la coerenza, il merito e la selezione (che sono i promotori dell’ impegno e della qualità).
    - l’ incertezza é un punto chiave perché: a) fa capire quale é un fattore primario che handicappa l’ economia italiana rispetto alle altre; b) mostra che l’ Italiano medio si é talmente rassegnato alle incapacità e ai menfreghismi sociali, che considera l’ incertezza, tanto diffusa in molte regioni, come una condizione di vita sociale; c) trattandosi di un fattore non comune nella U.E., esso scoraggia alcuni imprenditori dall ‘iniziare nuove attività in Italia.

    Sarebbe interessante elencare i fattori prioritari che promuovono la Confusione, la Rassegnazione, lo Scetticismo e l’ Incertezza diffusi in Italia. Ma, se essi fossero elencati qui, la lettera sarebbe troppo lunga per entrare nella misura consentita”. Sono comunque disponibili i links:

    http://angrema.blogspot.com
    scegli : angrema

    Antonio Greco
    ANGREMA@wanadoo.fr

  3. LO STIVALE OGGI

    La sfida di oggi: far rientrare in mezza pagina un sommario del degrado e delle sue CAUSE, le quali hanno implicazioni complesse. Ci provo:

    1.Una società malata non puo’ sostenere un‘ economia vigorosa.
    2.Una società che ha messo al bando i VALORI, la serietà, la coerenza, la responsabilità, la selezione per merito ed ha inoltre abbassato il livello di guardia dei comportameni accettabili al livello delle suole, é una società che degrada, che rischia di non saper più gestirsi.
    3.Se la società indicata in 2. é quella di un popolo per natura flessibile, senza spina dorsale adeguata, pronta alla tolleranza, al compromesso, all’ omertà, all’ inghippo, essa imbocca a fortiori la china discendente.
    4. Se la società indicata in 3. considera estranei o nemici il cittadino e lo stato; se ha usato a lungo come criterio di selezione della classe dirigente la cooptazione per allacci personali, essa rischia di divenire in gran parte lottizzata.
    5. Se la società é lottizzata per lungo tempo e in molti settori, essa cade sotto l’ imperio dei cinque Dittatori. I quali sono: la Confusione, la Rassegnazione, l’Irresponsabilità, l’ Allegra Gestione, il Lassismo. Chi non é ancora arrivato, ma si avvicina in punta di piedi: la povertà.

    Tal che lo Stivale é appunto, una ex-economia europea, un souk e………….un nero futuro.

    In mancanza di equilibrio, il degrado continua. La vita sociale sarà sempre più difficile, salvo per i Dittatori, i ras, i capibastone e i padrini. Infatti, purtroppo, la società italiana non ha capacità sociali costruttive, né paletti, o valori, o riferimenti positivi.

    La domanda giustificata: sono gli Italiani capaci di costruire di meglio ? Capaci di valutazioni lucide, di organizzazione, di visione e progetti, di programmazione, di associazione, a livello europeo ? Se chiedessimo pareri in merito, avremmo forse risposte di questo tipo:

    - dagli Italiani nello Stivale “Non so..”
    - dagli emigrati “Non più capaci”.

    Antonio Greco
    angremi@orange.fr
    (espatriato, disponibile per presentare le CAUSE del declino italiano)

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